A metà tra insegnante e vicesindaco, ma non insegnante o vicesindaco a metà.
La scuola per me è contatto umano fuori dagli schemi, forte e antiretorico, è stimolo a indagare gli altri e le cose, è ricerca di soluzioni efficaci e tempestive, perché i giovani hanno tempi veloci e bisogni giganteschi.
Un buon allenamento per il mestiere di amministratrice: sguardo più ampio, interlocuzione più complessa, ma simile responsabilità di ascolto e di risposta.
Le deleghe alla cultura, alla scuola, al sociale le interpreto come varie facce di una stessa medaglia. Non c’è cultura senza scuola, a meno di non considerare la parola cultura come sinonimo di passatempo.
Per me fare cultura significa coltivare intelligenze e passioni, tanto da creare nelle persone bisogni nuovi.
Vedere un film, discutere di diritti, assistere ad un concerto, confrontarsi sulle scelte ambientali o impegnarsi sull’accesso dei più fragili: quando questi saranno i bisogni di ciascuno, potremo pensare di essere in buona salute.
Con questo passaporto di idee mi candido al Consiglio Regionale della Toscana.
