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La buona sanità e la Regione Toscana

Sulla sanità e sulle politiche sociali la Regione Toscana ha detto qualcosa di molto significativo, in questi anni, tanto che si puo parlare, e non solo da sinistra, di modello toscano. Un modello studiato per dare risposte secondo il criterio della pari opportunità tra cittadini. Un modello buono e costoso, tanto che la regione vi ha investito il 70% dei suoi bilanci. E’ una scelta precisa di governo, quella di anteporre il diritto alla cura ad altre priorità, magari più visibili e capaci di garantire un ritorno di immagine sicuro, cosa che non avviene per il campo sociosanitario, in cui l’interlocutore è un cittadini in stato di bisogno di salute, bisogno complesso e in quanto tale difficilmente esauribile al cento per cento. La regione Toscana ha voluto cercare di dare risposte, sfuggendo alle facili demagogie e affrontando la complessità. Sanità pubblica, servizi sociali pubblici, nell’ottica della garanzia dell’universalità dell’accesso che resta la priorità delle priorità. Ospedali organizzati per intensità di cura e Società della Salute sono i due volti complementari di una politica organica, che vuole affrontare il tema del bisogno sociosanitario dando servizi diversificati a bisogni che sono vari e personalizzati. Un modo per ottimizzare le risorse, quanto mai tempestivo, se si considerano i maxitagli operati dal governo sia nel campo della sanità sia in quello del sociale. Più servizi, meno apparati. La legge toscana, infatti, parla chiaro: le Società della Salute non dovranno produrre aumento dei costi e infatti i componenti della giunta, compreso il presidente, sono amministratori e dunque non percepiscono alcuna indennità in più. Stessa logica per gli organismi dirigenti, già dirigenti di Asl o Coeso. Soddisfatti tutti i sindaci che vedono nella Società della Salute uno strumento per potenziare i servizi sociosanitari sui territori, soddisfatta dunque anche Monica Faenzi, sindaco di Castiglione della Pescaia, che il 13 agosto 2009 ha fatto approvare dal suo Consiglio Comunale gli atti necessari all’avvio della SdS della zona grossetana, di cui Castiglione fa parte. Ma ora sembra che la Faenzi abbia cambiato idea, perché va parlando di carrozzoni ed enti inutili. Dice anche che una buona sanità sono più medici e infermieri negli ospedali: stop. Visione completamente anacronistica, legata ad un modello di società ormai decisamente superato, divisa in malati e sani, senza posto per fragili. E i territori? E i servizi domiciliari? E l’assistenza agli anziani? E i minori? E le disabilità? Tutto vero come sindaco, tutto calpestabile come candidata alla presidenza della Regione Toscana. Ora è vero che la sua campagna elettorale prevede un’unica direttrice, quella del no, ma dispiace che la sua furia iconoclastica la faccia entrare in così palese contraddizione con se stessa. Avrebbe potuto marcare una differenza rispetto al monotono clichè che viene dal coro dei centrodestri, sarebbe stato un segno di vera personalità. Ma evidentemente nessuno sgarro è concesso a chi fa parte di quel coro. Piuttosto, si impegni l’on.Faenzi nel contrasto dei tagli effettuati dal governo nei settori del sociale e della sanità: sarebbe questa l’unica azione di cui in questo frangente i territori della Toscana sicuramente le riconoscerebbero il merito.

Lucia Matergi

Candidata del PD al Consiglio Regionale della Toscana per la Provincia di Grosseto

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