La neonata Società della Salute della zona sociosanitaria grossetana si appresta ad ultimare l’assetto dei suoi organi, compresi quelli destinati a valorizzare la partecipazione del territorio, grande novità del progetto regionale. E’ una Società della Salute importante nella provincia di Grosseto, e il fatto di includere tra i suoi comuni costituenti anche quello capoluogo fa sì che Firenze la guardi con occhio particolarmente attento. Il tipo di percorso, le professionalità spendibili, le competenze territoriali che si sono messe in evidenza già fanno parlare di una Società modello. Il buon giudizio espresso a più riprese dalle direzioni regionali è condiviso dai protagonisti, l’ASL n.9 e i 6 Comuni della zona. Proprio i Comuni, infatti, vengono da un’eccezionale esperienza di consorzio delle politiche socioassistenziali, quella del Coeso, nata all’inizio degli anni 2000 e cresciuta nel tempo perché riconosciuta da tutti come utile ed economicamente preziosa, il che non guasta, in tempi in cui c’è sempre più bisogno di politiche sociali, senza un altrettanto scontato aumento delle risorse.
L’efficacia e l’efficienza del Coeso è presto provata: nasce all’epoca in cui Grosseto era governata da una giunta di centro destra, come progetto perfettamente bipartisan e come tale cresce, a testimonianza del fatto che quando le cose funzionano e danno risposte ai cittadini si possono trovare condivisioni: e valorizzare le risorse offrendo servizi professionalmente garantiti preme ad ogni amministratore di buon senso. Nasce la SdS: il consorzio si allarga, cambia fisionomia per l’autorevolezza del nuovo soggetto, l’Asl, ma si tiene ferma la formula, quella di consorzio, perché funziona e ottimizza. Nasce perché il progetto, oltrechè essere validato dall’Azienda Sanitaria Locale, è approvato da tutti i consigli comunali, lo dice la legge, anche quelli governati dal centrodestra. La legge poi parla chiaro: le Società della Salute non dovranno produrre aumento dei costi e infatti i componenti della giunta, compreso il presidente, sono amministratori e dunque non percepiscono alcuna indennità in più. Stessa logica per gli organismi dirigenti, già dirigenti di Asl o Coeso. Soddisfatti tutti i sindaci che vedono nella Società della Salute uno strumento per potenziare i servizi sociosanitari sui territori, soddisfatta dunque anche Monica Faenzi, sindaco di Castiglione della Pescaia, fin dall’inizio sostenitrice del Coeso e dunque della formula consorzio. Ma ora sembra che la Faenzi abbia cambiato idea, perché va parlando di carrozzoni ed enti inutili. Dice anche che una buona sanità sono più medici e infermieri negli ospedali: stop. Visione completamente anacronistica, legata ad un modello di società ormai decisamente superato, divisa in malati e sani, senza posto per fragili. E i territori? E i servizi domiciliari? E l’assistenza agli anziani? E i minori? E le disabilità? Tutto vero come sindaco, tutto calpestabile come candidata alla presidenza della Regione Toscana. Ora è vero che la sua campagna elettorale prevede un’unica direttrice, quella del no, ma dispiace che la sua furia iconoclastica la faccia entrare in così palese contraddizione con se stessa. Avrebbe potuto marcare una differenza rispetto al monotono clichè che viene dal coro dei centrodestri, sarebbe stato un segno di vera personalità. Ma evidentemente nessuno sgarro è concesso a chi fa parte di quel coro.
Lucia Matergi
Presidente Società della Salute Zona Sociosanitaria Grossetana
Candidata del PD al Consiglio Regionale della Toscana per la Provincia di Grosseto
Società della Salute e amnesie
La neonata Società della Salute della zona sociosanitaria grossetana si appresta ad ultimare l’assetto dei suoi organi, compresi quelli destinati a valorizzare la partecipazione del territorio, grande novità del progetto regionale. E’ una Società della Salute importante nella provincia di Grosseto, e il fatto di includere tra i suoi comuni costituenti anche quello capoluogo fa sì che Firenze la guardi con occhio particolarmente attento. Il tipo di percorso, le professionalità spendibili, le competenze territoriali che si sono messe in evidenza già fanno parlare di una Società modello. Il buon giudizio espresso a più riprese dalle direzioni regionali è condiviso dai protagonisti, l’ASL n.9 e i 6 Comuni della zona. Proprio i Comuni, infatti, vengono da un’eccezionale esperienza di consorzio delle politiche socioassistenziali, quella del Coeso, nata all’inizio degli anni 2000 e cresciuta nel tempo perché riconosciuta da tutti come utile ed economicamente preziosa, il che non guasta, in tempi in cui c’è sempre più bisogno di politiche sociali, senza un altrettanto scontato aumento delle risorse.
L’efficacia e l’efficienza del Coeso è presto provata: nasce all’epoca in cui Grosseto era governata da una giunta di centro destra, come progetto perfettamente bipartisan e come tale cresce, a testimonianza del fatto che quando le cose funzionano e danno risposte ai cittadini si possono trovare condivisioni: e valorizzare le risorse offrendo servizi professionalmente garantiti preme ad ogni amministratore di buon senso. Nasce la SdS: il consorzio si allarga, cambia fisionomia per l’autorevolezza del nuovo soggetto, l’Asl, ma si tiene ferma la formula, quella di consorzio, perché funziona e ottimizza. Nasce perché il progetto, oltrechè essere validato dall’Azienda Sanitaria Locale, è approvato da tutti i consigli comunali, lo dice la legge, anche quelli governati dal centrodestra. La legge poi parla chiaro: le Società della Salute non dovranno produrre aumento dei costi e infatti i componenti della giunta, compreso il presidente, sono amministratori e dunque non percepiscono alcuna indennità in più. Stessa logica per gli organismi dirigenti, già dirigenti di Asl o Coeso. Soddisfatti tutti i sindaci che vedono nella Società della Salute uno strumento per potenziare i servizi sociosanitari sui territori, soddisfatta dunque anche Monica Faenzi, sindaco di Castiglione della Pescaia, fin dall’inizio sostenitrice del Coeso e dunque della formula consorzio. Ma ora sembra che la Faenzi abbia cambiato idea, perché va parlando di carrozzoni ed enti inutili. Dice anche che una buona sanità sono più medici e infermieri negli ospedali: stop. Visione completamente anacronistica, legata ad un modello di società ormai decisamente superato, divisa in malati e sani, senza posto per fragili. E i territori? E i servizi domiciliari? E l’assistenza agli anziani? E i minori? E le disabilità? Tutto vero come sindaco, tutto calpestabile come candidata alla presidenza della Regione Toscana. Ora è vero che la sua campagna elettorale prevede un’unica direttrice, quella del no, ma dispiace che la sua furia iconoclastica la faccia entrare in così palese contraddizione con se stessa. Avrebbe potuto marcare una differenza rispetto al monotono clichè che viene dal coro dei centrodestri, sarebbe stato un segno di vera personalità. Ma evidentemente nessuno sgarro è concesso a chi fa parte di quel coro.
Lucia Matergi
Presidente Società della Salute Zona Sociosanitaria Grossetana
Candidata del PD al Consiglio Regionale della Toscana per la Provincia di Grosseto