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Una città e la sua biblioteca

Il dibattito sulla collocazione della Biblioteca Chelliana occupa da tempo gli spazi dei quotidiani locali, attraversati da varie posizioni, alcune delle quali circostanziate e segnate da un apprezzabile senso civico, altre meno chiare e dettate da uno spirito polemico già evidentemente preelettorale, altre ancora piuttosto ripetitive e complessivamente funzionali a segnare la presenza di chi scrive. In questa temperie, l’iniziale silenzio della maggiore (naturalmente in termini di percentuali numeriche) forza politica di governo cittadino, il PD, deve essere spiegato, pena l’essere scambiato per sintomo di indifferenza alla questione. Che è, al contrario, di grande importanza nella strategia strutturale di Grosseto, tanto da essere stata affrontata a più riprese dal sindaco Bonifazi il quale, interpretando lo spirito del dibattito interno a giunta e maggioranza, l’ha sempre inquadrata in un disegno più complessivo della città, senza il quale ogni decisione perde il valore di contributo e diventa rilancio personalistico. Sapendo di scrivere il già scritto, ma per ribadire un progetto di cui nell’attuale dibattito si è perso evidentemente il senso ultimo, è bene ricordare che l’attuale amministrazione è succeduta ad un’altra che era stata accusata di aver fatto, nel corso delle sue due legislature, molto arredo urbano, di aver cioè decorato strade ed edifici, con attenzione maggiore all’impatto estetico che alla funzione pratica. Così per la pavimentazione della città, più adatta al fotografo che alle carrozzine di bambini e disabili, così per il Cassero Senese, di grande effetto scenografico, ma ahimè privo dell’accesso ai disabili, tanto che ad oggi è un problema realizzare al suo interno iniziative di ogni genere, così per la sistemazione dell’Università in varie sedi, di discutibile idoneità, così per l’unica scuola realizzata, quella di Rispescia, molto gradevole all’aspetto ma meno curata nelle strutture, tanto da cedere in un breve arco di tempo, con i conseguenti notevoli costi di ripristino. Dal 2006 Grosseto ha cominciato ad essere pensata come città da abitare e animare e da qui l’apertura di spazi per le mostre d’arte (Bigi, Cedav), l’impegno non solo per avere due teatri, ma per farvi accogliere pubblico numeroso, il restauro e la riapertura dell’arena della Cavallerizza, da subito luogo di cinema e musica, la dinamizzazione del Museo Archeologico, ormai motore instancabile di iniziative culturali, l’apertura del Museo di Storia Naturale, attualmente nuovo centro propulsore di cultura scientifica, il sostegno a fare della casa famiglia della Fondazione Il Sole uno spazio culturale ed espositivo, il costante e cospicuo contributo al progetto artistico del Parco di Pietra di Roselle, la costruzione del rapporto culturale con Gianfranco Luzzetti, con la stagione delle mostre e l’impegno per il lascito della sua collezione d’arte alla città, in parallelo con l’allestimento di una pinacoteca civica in cui ospitarla. A corona di tutto questo, l’esigenza di procurare nuovi e sicuri spazi per l’Università, soggetto culturale per eccellenza, al quale Grosseto non vuole rinunciare e che deve essere prima di tutto degnamente ospitata, al di là di ogni pretestuosa dichiarazione di buoni intenti. In questo ampio percorso non c’è mai stata disattenzione rispetto alla Chelliana, semmai interesse a farne una biblioteca degna di una città candidata a ben interpretare il suo ruolo di capoluogo di un territorio emergente e interessante come è oggi la Maremma. Una biblioteca moderna e capiente, non solo per il patrimonio librario attuale ma anche per quello futuro, una biblioteca raggiungibile e attrattiva per ogni pubblico, a partire da quello delle giovani generazioni, una biblioteca in grado di irradiarsi, come un polmone di saperi, e quindi in grado di bonificare culturalmente un’area, quella della cittadella dello studente, nata da una grande idea, ma a rischio di essere compromessa per sempre dal vandalismo, attuale problema di ogni città. Sulle altre motivazioni, bene hanno detto il sindaco Bonifazi e il presidente dell’amministrazione provinciale Marras, in una dichiarazione che sintetizza scelte ampiamente dibattute e condivise. Ulteriori tavoli e nuovi confronti odorano di un pericoloso plebiscitarismo che stona con l’idea di democrazia rappresentativa e partecipata, che assegna ruoli e responsabilità.

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